L'ospedale

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 Dopo un'ora di viaggio con l'ambulanza arrivai  all’Ospedale Marino clinica ortopedica di Cagliari, avendo visionato subito le lastre mi riscontrarono la frattura della 6 vertebra cervicale con associata lesione spinale che mi causò una Tetraplegia flaccida. Fui sottoposto ad un intervento di decompressione stabilizzazione posteriore con fili sub-laminari, tutto questo l’indomani mattina dalle ore 8 alle 11-30, perché durante la notte non trovarono una risonanza magnetica funzionante. Mi fu fatta dunque solo una TAC, analisi non sufficiente per evidenziare la presunta compressione del midollo ed in più venni a sapere che quando fu fatto l’intervento, nell’equipe medica mancava, essendo in ferie, il Primario Professor Bartolozzi, l’unico specializzato e responsabile dell’equipe in interventi su lesioni spinali. Così senza cercare un altro neurochirurgo l’intervento fu fatto da un ortopedico, il Dottor Velutti, braccio destro del Professor Bartolozzi, che per mia sfortuna era al suo primo intervento di colonna senza la partecipazione del Prof. Bartolozzi. Quando i miei seppero questo fatto chiesero spiegazioni, lui, Prof. Velutti rispose “ho operato io perché il ragazzo era in pericolo di vita”. Per tre mesi restai all’ Ospedale Marino di Cagliari, da quel giorno i miei familiari iniziarono un vero calvario, turni di 12 ore. Era straziante, soltanto il viaggio fatto due volte al giorno, dal mio paese Perdaxius all’Ospedale bisognava percorrere 150 chilometri andata e ritorno, in poco tempo i pochi soldi che avevo conservati volarono via, ed avendo solo mio padre con una minima pensione siamo riusciti ad andare avanti con l’aiuto ed una colletta fatta dai miei amici e concittadini, che ringrazio ancora. Aspettando un posto in un centro di riabilitazione per la nostra patologia (Unita Spinale). Per tre mesi sono rimasto in balia di forti parestesie dolorose agli arti inferiori e superiori accompagnati da bruciori e fitte, sentivo un senso di corrente in tutto il corpo mentre i medici continuavano a affermare  che era impossibile sentire dolori essendo paralizzato. Non ho mai visto in quei mesi un urologo che mi abbia fatto una visita urologica e in più avermi spiegato che cosa era successo alla mia vescica dopo il trauma, in poche parole mi sono trovato io ed un altro ragazzo nelle mie stesse condizioni senza nessuna persona competente che ci avesse informato sulle nostre vere condizioni. Dopo quasi tre mesi passati chiedendo informazioni e aiuto a tante persone, avendo saputo che in tutta l’Italia le Unità Spinali erano poche e strapiene, finalmente arrivò un colpo di fortuna. Avevo finalmente trovato un posto in un centro specializzato di Milano. Tramite le informazioni della Asl si prepararono i documenti per la partenza, i biglietti aerei per gli accompagnatori, in più tramite dei parenti, trovammo un monolocale in affitto, anche se era un problema trovandosi quasi al centro di Milano, mentre il centro di riabilitazione era fuori città, per arrivare all’ospedale di Rho Unita Spinale Integrata sede Passirana c’era bisogno di un ora e mezzo di viaggio. Mi ricordo la notte prima della partenza tutti i preparativi e i saluti con tutte le persone che per tre mesi avevano condiviso momenti buoni è altri molto critici con me, quella piccola stanza d'Ospedale, di notte era condivisa con le nostre madri, tutte e due coricate in un lettino pieghevole, pronte alla minima richiesta d' aiuto. Santino cosi si chiamava l’altro ragazzo tetraplegico che condivise con me questa brutta esperienza. Ci siamo lasciati con la promessa di rivederci al rientro dalla penisola, sperando che le condizioni fisiche fossero migliorate.

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